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“Città glocali digitali” 28 Febbraio 2009

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Agli inizi dell’era digitale le persone modificano il modo di vivere la Città, la Pubblica Amministrazione cambia il modo di governare il proprio territorio.

A cura di Vittorio Baroni*
26 febbraio 2009

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Si tratta di un cambiamento antropologico di portata internazionale. Le persone non vivono solamente la dimensione della prossimità fisica, la località del proprio vivere quotidiano, ma si interfacciano con il globale della comunicazione digitale. Ciò, a sua volta, di conseguenza, genera nuova e diversa relazione nel reale. Relazioni di varia natura come ad esempio sociali, economiche, culturali, istituzionali, politiche,….

Le Città stanno diventando sempre più “glocali” grazie alle nuove possibilità di relazione con il mondo offerte dalle tecnologie digitali ICT. Utilizzo il concetto di “città glocali digitali” poiché desidero collegarlo al tema della “glocalizzazione” introdotto dal sociologo Zygmunt Bauman e proverò a declinarlo in termini pratici nel corso di questo articolo associando il senso del Glocal Forum per la cooperazione tra le città.

Negli ultimi anni diverse realtà locali della Pubblica Amministrazione italiana si sono accorte delle potenzialità offerte dalla rivoluzione elettronica in corso. Spesso i progetti sono realizzati con innovative formule di partnership che vedono cooperare assieme il Pubblico e le imprese attente alla Responsabilità Sociale, le Associazioni di Categoria, le Università, i parchi scientifici e tecnologici, fino al vasto mondo del Terzo Settore.

Gli Enti Locali e la PA innovative in genere, si sono posti l’obiettivo di valorizzare le energie dei propri cittadini e dei visitatori assieme alle risorse culturali, ambientali e sociali dei propri territori. Venezia, Siena, Roma, Urbino, il Friuli Venezia Giulia, sono solo alcuni esempi. Essi vanno al di là della semplice copertura tecnica WIFI del territorio.

Il Comune di Venezia ha di recente attivato un sistema di gestione digitale unificato di trasporti terrestri e marittimi, gestione di tutti i parcheggi, dei pedaggi nelle zone a traffico limitato ZTL degli autobus turistici, Musei Civici, servizi igienici ed anche i matrimoni presso il Palazzo Municipale. Venezia sta integrando l’approccio alla Sostenibilità con tariffe che premiano chi prenota e affluisce in bassa stagione. Venezia si candida ad essere la prima città al mondo a fornire, per i nati nel Comune, assieme al rilascio anagrafico dell’atto di nascita anche l’username e la password per accedere gratuitamente a Internet e per certificare l’identità digitale. A breve sarà attivo il servizio WIFI che mira a coprire il 100% del territorio e il Comune si sta mettendo in contatto diretto con i circa 25.000 giovani residenti dai 14 ai 25 anni che avranno accesso Internet gratuito.

Il Comune di Siena valorizza invece la partnership con l’Università e la collaborazione del Corpo dei Vigli del Fuoco. Infatti, assieme al Dipartimento di Ingegneria dell’informazione, mira ad assumere un ruolo leader circa l’applicazione delle nuove tecnologie WIFI per la tutela dei beni culturali come sistemi antincendio.  Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Comune di Roma, con “Roma Wireless”. Si tratta dello spin-off del Distretto dell’Audiovisivo e dell’ICT. Il progetto punta ai contenuti e studia come la tecnologia wireless può essere utilizzata per servizi pubblici e privati avanzati in materia di sicurezza, turismo, traffico, formazione ed edutainment.

La città di Urbino si caratterizza come importante esempio di esperienza italiana relativa alla partecipazione digitale. Il lavoro di ricerca sul campo promosso dal Laboratorio Larica con la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino ha come oggetto di studio i linguaggi digitali, l’uso e l’evoluzione delle tecnologie digitali in chiave soprattutto sociale, ma non solo. Urbino, mediante il Festival dei Blog “conversazioni dal basso”, si è posta il problema di studiare soprattutto il “come” del linguaggio digitale piuttosto che le innumerevoli possibilità di contenuto.

Il Friuli Venezia Giulia è da diversi anni che investe in nuove tecnologie ICT. Nei piani di sviluppo regionale vi è l’obiettivo di raggiungere la totale copertura territoriale WIFI. Ma la Regione più a Est del Paese guarda a Sud. Di recente, presso il Salone delle imprese BtoBe di Potenza, anche a testimonianza della preziosa e solidale vitalità rappresentato della rete italiana dei parchi scientifici tecnologici, è stato firmato un importante accordo tra AREA Science Park di Trieste e Regione Basilicata.

Quindi, le nuove tecnologie del digitale sono e saranno sempre più determinanti per lo Sviluppo. Per comprendere la progressione d’importanza suggerisco di porre attenzione al quadro statistico dell’Indagine multiscopo ISTAT 2008 (v. in particolare da pagina 18 a 20). Si tratta di un’indagine effettuata presso bambini e ragazzi dalla quale emerge che cresce in primo luogo l’uso del cellulare: considerando la fascia d’età 11-17 anni, tra il 2000 e il 2008 si è passati dal 55,6% al 92%. La crescita maggiore si è verificata tra i più piccoli. La quota di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni che utilizza il cellulare è passata, infatti, dal 35,2% al 83,7%, mentre tra i 14 e i 17 anni dal 70,4% al 97,8%. In fortissima crescita risulta anche l’uso di Internet. Nel 2000 i ragazzi tra 11 e 17 anni che navigano con una certa regolarità erano 28,5%, nel 2008 sono diventati il 66,9%. In crescita anche la quota di minori che usa il pc, passata dal 41,7% al 59,8%.

I dati ISTAT portano alla luce l’obiettiva necessità di una Pubblica Amministrazione impegnata ad adeguare in modo durabile e sostenibile le proprie politiche e programmi di sviluppo. In questo senso evidenzio l’importanza del termine “Prosumer” che, a mio avviso, ben interpreta lo stato evolutivo attuale del web 2.0.

In una direzione orientata dalle “Città glocali digitali” torna anche utile quanto emerso in una recente indagine USA sui “nativi digitali”. Assieme ai dati ISTAT 2008, ciò aiuta a comprendere la prima generazione di nativi digitali tra: overload di informazioni ricevute e prodotte; nuove modalità di fruizione; scommesse formative. Stiamo parlando di un qualcosa che tocca un miliardo di persone che ha accesso alle tecnologie digitali. Si tratta di persone cresciute fin da piccole con il digitale e diventate progressivamente maggiorenni.

“Città glocali digitali” non riguarda solo i livelli di governo delle Città, ma il tema dell’innovazione tecnologica in genere porta a riflettere circa il modo e l’efficacia di intervento tra i diversi livelli dello Stato. Tra questi livelli ci sono da considerare gli impatti locali circa le novità introdotte con la cosiddetta “Riforma Gelmini”. Non manca molto, essa entrerà effettivamente a regime all’inizio di settembre 2009 per le scuole elementari e medie, mentre per le superiori l’avvio sarà a settembre 2010. Tra gli aspetti che meriterebbero di essere seguiti con particolare attenzione vi è la riorganizzazione degli istituti tecnici indirizzati nel doppio binario dei settori economico e tecnologico: il primo avrà 2 indirizzi, mentre il tecnologico 9 indirizzi. Sarà altrettanto utile seguire gli sviluppi operativi circa il forte investimento previsto nella lingua inglese, unito al rafforzamento delle materie scientifiche.

 

* Vittorio Baroni, 41 anni, laurea in Pedagogia Sociale e Culturale, abilitato alla Comunicazione Pubblica. Titolare dello “Studio Baroni” è autore della strategia per lo Sviluppo Resiliente. Per quasi 8 anni ha svolto ruoli negli organi di governo del Comune di Venezia. Ha vissuto pluriennali esperienze progettuali a stretto contatto con la Pubblica Amministrazione francese, catalana e tedesca. Nel 2003, con la Municipalità di Marghera, applicava il principio di sussidiarietà fondando il Centro di alfabetizzazione informatica con migliaia di cittadini già formati mediante tecnologie “open source”.

2/Mutazioni antropologiche e bisogni all’inizio dell’era digitale 8 Febbraio 2009

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Mutazioni antropologiche e bisogni all’inizio dell’era digitale 12 Gennaio 2009

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Siamo appena agli inizi dell’era digitale. L’attenzione cade sulle modificazioni antropologiche collegate all’innovazione tecnologica. Come sta cambiando la vita umana nel lavoro e nel modo di apprendere e studiare? E nella vita sociale, nel tempo libero e nell’arcobaleno di sfaccettature circa l’uso del suo tempo lungo tutto l’arco della vita?

La complessità delle mutazioni porta ad affermare che si tratta di una mutazione antropologica epocale. Sconosciuta e meritoria della massima attenzione. E’ evidente che le tecnologie stanno incidendo in modo nuovo (e non superficiale) sulla nostra vita umana.

Questa rivoluzione appena iniziata necessiterebbe l’urgenza di essere adeguatamente accompagnata da un generale e diffuso impegno formativo di base. Le sfide dell’era digitale dovrebbero richiamare ad un rinnovato impegno sociale tutte le istituzioni del Pubblico, le realtà del settore Privato e quelle del Volontariato.

Il contrasto al “digital divide” (divario digitale) e la crescita di una equilbrata cultura tecnologica sono obiettivi basilari. Ma non sono sufficienti. Nel ‘900, se non si sapeva leggere e scrivere, c’era la possibilità di imparare alle scuole serali, nei patronati o nei circoli. Oggi, quali possibilità vengono date alle persone che non sanno ancora scrivere una email o non sono in grado di navigare sul web? Lasciamo per un attimo perdere i limiti tecnici delle connessioni al web, sono superabili. Pensiamo invece alle enormi potenzialità esprimibili nel web dalle persone adulte, mature ed anziane. Dei giovani ne parlo qui dopo, ma tanto per fare due conti, qui si tratta di circa la maggioranza assoluta della popolazione europea.

Pensiamo un attimo.

Come potrebbe cambiare l’economia se, ad esempio, le persone di tutte le età imparassero a farsi un Blog? Le persone avrebbero bisogno di formazione ed assistenza iniziale, di un minimo di mezzo tecnologico, di connessione, di energia, … ovvero di nuovi bisogni e quindi nuovi consumi che l’economia della Conoscenza apprezzerebbe molto. Stiamo parlando di Sviluppo assolutamente Sostenibile.

Inoltre, tale prospettiva, opportunamente mirata a valorizzare la socializzazione umana e la rivitalizzazione dei territori, potrebbe portare interessanti miglioramenti anche sul piano delle relazioni umane reali, anche in termini di interculturalità.

Del resto, guardando al futuro, dobbiamo considerare che le tecnologie sono e saranno sempre più importanti per le nuove generazioni.  Per comprendere la progressione d’importanza suggerisco di assorbire il quadro statistico pubblicato il 17 novembre 2008 con l’indagine multiscopo ISTAT 2008 (v. in particolare da pagina 18 a 20).  Si tratta di un’indagine effettuata presso bambini e ragazzi dalla quale emerge che cresce in primo luogo l’uso del cellulare: considerando la fascia d’età 11-17 anni, tra il 2000 e il 2008 si è passati dal 55,6% al 92%. La crescita maggiore si è verificata tra i più piccoli. La quota di ragazzi tra gli 11 e i 13 anni che utilizza il cellulare è passata, infatti, dal 35,2% al 83,7%, mentre tra i 14 e i 17 anni dal 70,4% al 97,8%. In fortissima crescita risulta anche l’uso di Internet. Nel 2000 i ragazzi tra 11 e 17 anni che navigano con una certa regolarità erano 28,5%, nel 2008 sono diventati il 66,9%. In crescita anche la quota di minori che usa il pc, passata dal 41,7% al 59,8%.

In questo tempo presente che, come una ventana, spalanca alla prospettiva dell’era digitale, proprio oggi Giuliana Guazzaroni parla di “cloudworker. Questo termine sembra maturarsi lungo un percorso a cavallo tra il 2008 e il 2009. Se a fine dicembre  la figura del prosumer “verso 3.0  la portava a scrivere che essa “appare centrale per l’evoluzione verso il web 3.0, come anche per inquadrare nuove riflessioni attorno all’elearning 3.0“, all’inizio di gennaio introduceva in Italia il termine cloudworker coniato dal blogger Venkatesh Rao. Sotto al titolo “L’impalpabilità del lavoratore nuvoletta“, descriveva il cloudworker come “qualcuno che utilizza ON-DEMAND la tecnologia e gli strumenti di collaborazione, come le comunicazioni unificate, per lavorare da ogni luogo e in qualsiasi momento. Utilizza, inoltre, la libertà che ne risulta per seguire una carriera e uno stile di vita tagliati su misura sulle proprie esigenze.”.

Oggi Giuliana chiede di raccontare le “esperienze sulla dematerializzazione del mondo dello studio e del lavoro…”, ed avverte che “l’essenza impalpabile della nuvola, del lavoratore nuvola o nuvoletta ci pone di fronte una persona, dall’aspetto dematerializzato, che collabora virtualmente alla “coda lunga”  del micro-mercato globale. Il cloudworker può essere descritto unicamente attraverso quelli che sono i suoi talenti personali o, al contrario, attraverso la mancanza di questi stessi.”

Vittorio Baroni